About

La musica (jazz ,ma non solo) e un libro nello zaino mi accompagnano sempre in una realtà nuova,quasi immaginaria e parallela.La mia ricerca,fotografica,sociale e culturale inizia (quasi) sempre così.Preferisco le esplorazioni urbane ma il lago o il mare a volte riservano sorprese. Come i fotografi di strada francesi di metà ‘900, vagare apparentemente senza una destinazione precisa. Sono un sognatore ma anche un attento osservatore e Cosmopoli36scatti, un progetto nato, quasi inconsapevolmente, nei primi anni duemila, ha dato un linguaggio ai miei sogni, ai miei sguardi…La fotografia mi ha scelto per caso. Io cercavo di esprimermi con qualcosa che sapesse di arte. A colpire la mia immaginazione, in un tempo lontano, fu una fotografia di Cartier-Bresson: Behind the gare St-Lazare: protagonista un uomo, un suo semplice salto. Nulla. Eppure quella composizione così elegante, curiosa. Iconica.Ecco che cosa cerco nelle città ma non solo: persone semplici, che compiono un gesto banale, semplice, quotidiano da valorizzare e trasformare in equilibrate composizioni visive, dove le linee e le ombre cittadine  abbracciano un ignaro protagonista. Le mie esplorazioni, urbane o in campagna, sono esplorazioni sociali. Appostato chissà dove osservo con sguardo gentile e discreto la gente di passaggio. E’ come avere un lasciapassare per assistere a una commedia sul palco di un enorme teatro,il mondo. Quando sono “sul campo” tutto diventa una sorta di palcoscenico dove mi sento libero fisicamente e soprattutto mentalmente. La mia concentrazione e’ massima ma senza ossessione. Con calma. Tutte le persone che mi circondano diventavano attori inconsapevoli del mio set. Anche quando non scatto, le osservo, le studio, le giudico ,a volte. Spesso mi capita di seguire qualcuno che desta in me un interesse particolare. A volte cerco di entrare in contatto con lui o con lei finendo per entrare in mondi a me finora totalmente sconosciuti o preclusi.
 La fotografia per me era ed è  lentezza, meditazione,istinto. Per molti anni, ho fotografato in analogico,con la pellicola. Questo modo  di fotografare mi ha allenato a sopportare l’ansia da gratificazione immediata che provoca la fotocamera digitale. Ho imparato a gestire l’immediatezza con coscienza e pazienza. La pellicola, con le sue attese lunghe,le aspettative mancate e rispettate. L’attesa dello sviluppo dei provini a contatto, degli ingrandimenti, dei miglioramenti tecnici e mentali hanno giocato un ruolo fondamentale per la mia maturità artistica,umana e mentale. Il passaggio alla digitale è stato un piccolo trauma ma continuo la filosofia che ho sviluppato in questi anni. Il bianco nero mi garantisce di creare immagini senza luogo e senza tempo.

Gianluca Aggi

                        …vive,sogna e lavora a Gravedona (CO)